A seguito dell’arrivo a Lampedusa di circa 30.000 profughi provenienti dal Nord Africa fuggiti dalle rivolte e dagli sconvolgimenti occorsi nel Grande Medio Oriente, nel 2011 e per tutto il 2012 è stato dichiarato dal Presidente del Consiglio dei Ministri lo “Stato di Emergenza”, con la finalità di affrontare al meglio un momento così delicato sia per i nuovi arrivati nel territorio italiano, sia per chi si trovasse ad accoglierli.

L’emergenza è stata affrontata coinvolgendo più realtà associative e sperimentando un tipo di  accoglienza “diffusa” su tutto il territorio nazionale: ospitare piccoli gruppi di migranti in diverse città al fine favorire l’integrazione dei gruppi etnici nelle comunità ospitanti.

La Caritas diocesana di Foligno si è resa disponibile ad offrire il suo aiuto in tale emergenza mettendo a disposizione personale formato e volontari e accogliendo  dapprima 26 profughi tunisini e, successivamente, 18 migranti  nigeriani, provenienti tutti dalla Libia.

Ognuno dei migranti è stato seguito con un percorso specifico ed individuale, attento a rispettare le storie personali di ognuno, a far emergere le risorse e le potenzialità di persone che provenivano da realtà e culture molto diverse da quella che conosciamo e che si sono trovate in un Paese straniero sconosciuto, senza nulla e con un’identità da ricostruire.

Nel  2012 si è passati dalla gestione dell’emergenza iniziale (fornitura di alimenti, vestiario, necessità abitative, supporto nel disbrigo pratiche, orientamento dell’assistenza sanitaria, mediazione culturale e linguistica, segretariato sociale, sostegno psicologico e assistenza legale), ad un percorso di integrazione socio-economica e di uscita volontaria dal Progetto di assistenza attraverso un percorso specifico di ricerca dell’autodeterminazione. Da un numero iniziale di 42 ospiti totali nel 2011, (26 tunisini e 16 nigeriani (di cui 3 minori –una bambina è nata nel Novembre 2011 a Foligno), si è passati attualmente ad avere in accoglienza un solo nucleo familiare composta da 5 persone.