Il Centro di Ascolto ai tempi del covid: ascolto plurale e centrato sulla persona. La responsabile: “Lo scorso anno oltre 1200 interventi”

Riproponiano di seguito l’intervista a Patrizia Ciarma, Responsabile del Centro di Ascolto e del Servizio di orientamento socio-sanitario della Caritas Diocesana di Foligno andata in onda nella terza puntata di “Per Carità!” – il nostro spazio radio ospitato da Radio Gente Umbra 

Cos’è il Centro di Ascolto?

Il Centro di Ascolto è il cuore di tutte le attività e le iniziative della Caritas. Nel Centro di Ascolto convergono le richieste di tutte le persone bisognose che sono anche diverse come tipologie e che quindi ci costringono ad un impegno costante di rinnovamento per interventi che siano mirati e di supporto reale.

In questo servizio l’ascolto è naturalmente centrale. Che cosa si intende esattamente per “ascolto”?

L’ascolto è la conseguenza dell’incontro con il prossimo. Attraverso l’incontro si possono aprire i canali dell’ascolto. Mettersi in ascolto: è questo il senso. Ascoltare, così, in maniera passiva può non avere frutto. Ascoltare nel profondo, invece, e leggere il cuore e i bisogni di chi si rivolge a noi: questo è l’ascolto che aiuta e che ci aiuta poi a strutturare delle risposte capaci di sostenere chi si trova in difficoltà.

Chi può essere ascoltato al Centro di Ascolto?

Al Centro di Ascolto si può rivolgere chiunque si trovi in stato di necessità, di difficoltà lavorativa o familiare. Specie in questi mesi le richieste sono state tantissime perché la pandemia, come tutti sappiamo, ha messo a dura prova famiglie e individui che, soprattutto, hanno perso il lavoro. Per cui noi ascoltiamo tutti.

Hai detto che l’ascolto si traduce in un percorso cucito sulla persona. Puoi spiegare meglio?

L’ascolto è la conoscenza dell’altro. Da qui, poi, tentiamo di strutturare insieme alle persone che si rivolgono a noi gli interventi più giusti rispetto ai loro bisogni. Ne esistono tanti di bisogni, compreso quello sanitario che in questo momento è di grande attualità.

Puoi aggiungere qualcosa di più in merito?

Possono rivolgersi al Centro di Ascolto persone che, ad esempio, si trovano in difficoltà di fronte ad un problema di salute. Noi tentiamo, attraverso l’aiuto di medici volontari, di orientare le persone per cui o li indirizziamo nel territorio oppure, quando ci sono i margini, li orientiamo verso il nostro poliambulatorio che purtroppo è stato penalizzato dalla pandemia ma che in questo momento sta ripartendo.

Quindi esistono diversi tipi di ascolto…

Sì, l’ascolto è molto variagato. Ad esempio abbiamo anche la possibilità di fornire assistenza legale con la presenza di avvocati che si fanno carico di situazioni spinose che gli individui non riescono a risolvere da soli e possiamo fornire un supporto psicologico attraverso psicologi-psicoterapeuti presenti nella nostra equipe.

Si tratta dunque di un ascolto che è anche professionale.

Sì. L’ascolto viene effettuato da persone qualificate, quindi: assistenti sociali, psicologi, avvocati… il tutto, supportato da un senso di prossimità e amore per l’altro. Questo ci permette di dare le risposte giuste, qualificate e mirate ai bisogni della persona.

Un’ultima domanda. Puoi dirci Che tipo di affluenza c’è al Centro di ascolto della Caritas diocesana di Foligno?

Fermo restando che c’è una pandemia in corso e quindi i colloqui in presenza sono stati ridotti, citerei due dati per dare un’idea della mole di lavoro che c’è dietro. Lo scorso anno abbiamo fatto circa 1200 interventi su un range di famiglie e singoli per la maggior parte italiani: tutte famiglie che hanno perso il lavoro, addirittura professionisti con partita iva, ma per la maggior parte si tratta di famiglie italiane.

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