Ospite della Biblioteca “Mandela” il giornalista Rodolfo Casadei 

A cura di Valentina Chiocchi

1425578_10204897171778361_8034407297162933448_n“Nazarat”: così si è intitolato l’incontro di sabato 27 settembre tenutosi presso la Biblioteca Multiculturale “Mandela” della Caritas di Foligno, in linea con il programma degli Aperibook organizzati dalla stessa Caritas per approfondire i temi di attualità. Ad intervenire, il dott. Rodolfo Casadei, giornalista professionista ed inviato estero del settimanale milanese “Tempi”.

Il titolo dell’incontro si richiama anzitutto all’utilizzo che della parola “Nazarat” viene fatto in Iraq. La lettera“N” – iniziale di “Nazarat”- (in arabo ن) è stata infatti utilizzata dallo Stato Islamico (ISIS o ISIL ma che ora preferisce farsi chiamare più semplicemente IS) per marchiare le case dei cristiani nella città di Mosul e renderli oggetto di azioni persecutorie.

“Il modo migliore per raccontare è narrare”: così ha esordito il Vescovo della diocesi di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi nel salutare l’assemblea. Anche Casadei, nelle battute iniziali, ha voluto ricordare l’importanza di comunicare: “Il compito del giornalista – ha affermato – è comunicare un arricchimento a chi legge”. L’arricchimento che Casadei vuole comunicare è quello che ha visto con i propri occhi, quello che racconta anche nel suo ultimo libro “Tribolati ma non schiacciati” (2012): l’incontro con “persone che testimoniano una fede di cui oggi non siamo più capaci”. “I Cristiani del Medio Oriente” – ha puntualizzato – “non sono super-santi. Hanno tutte le fragilità dell’umano, litigano come gli altri, ma fanno esperienza di una grande Forza”.

È proprio per questo che il giornalista ha deciso di mettersi alla loro scuola perché “non è necessario vincere tutte le proprie fragilità ma occorre vivere invece per qualcosa di più grande.”

L’interesse di Casadei per il Medio Oriente e le minoranze perseguitate non è tuttavia improvvisato né dovuto ai più recenti fatti di cronaca ma risale indietro di almeno otto anni. L’interesse risale almeno al dicembre del 2006 quando intervistò Hrant Dink (scrittore di origine armena e direttore del giornale bilingue turco-armeno Agos) che aveva più volte e con coraggio scritto articoli sui diritti delle minoranze. In diverse occasioni era stato minacciato di morte ma lo Stato turco non si era mai preoccupato di proteggerlo, facile preda di un gruppo di giovani nazionalisti turchi che lo hanno ucciso appena un mese dopo l’intervista con Casadei (vedi intervista: http://www.tempi.it/negazionisti-comando#.VCwD8_l_u-F).

Ad Arbil – ci racconta – in un cantiere di un supermercato in costruzione si trovano 800 persone con i loro pochissimi oggetti personali, che soffrono il caldo afoso iracheno che può arrivare anche ai 40 gradi. Nella cattedrale della stessa città convivono 3000 sfollati, arrivati luglio. Il fatto inconsueto – ha raccontato l’inviato – è che i bambini che normalmente si prestano con gioia agli obiettivi dei reporter, si sono negati alla macchina fotografica: simbolo questo del grande impatto psicologico che le persecuzioni hanno avuto sugli sfollati.

Un aut aut da parte delle milizie islamiche quello che i cristiani hanno vissuto e che ci racconta Casadei: se i cristiani volevano rimanere a Mosul non avevano altra scelta che convertirsi o pagare la cosiddetta “tassa di sottomissione”(jizia). Nella notte tra il 6 e il 7 agosto mezzo milione di cittadini è stato costretto a scappare, andandosi a rifugiare nel Kurdistan iracheno (Arbil). Chi invece è rimasto a Mosul, città del nord dell’Iraq, è stato depredato o preso come bottino di guerra, soprattutto le donne – racconta Casadei – sono state messe in vendita al mercato. Sempre a Mosul è stata distrutta l’antica tomba del profeta Giona, profeta venerato da musulmani e cristiani.

Anche gli Yazidi, oltre ai Cristiani, come viene più volte ricordati, sono stati fatti oggetto di persecuzioni, considerati dai miliziani dell’IS – perché professanti una religione dualista – “adoratori del diavolo”.

La foto-simbolo dell’incontro con Casadei – come ha commentato anche il direttore della Caritas Mauro Masciotti nel corso del suo intervento – è certamente quella, scattata dal giornalista – di un’operatrice ONU musulmana nell’intento di prestare servizio ai cristiani e yazidi sfollati. “La foto” – ha ricordato Masciotti –  “testimonia che non si tratta di una lotta tra musulmani e cristiani quanto di una lotta tra bene e male”.

Certamente il dato che ci chiama maggiormente in causa – ha sottolineato Casadei in chiusura – riguarda l’ondata di giovani arabi e immigrati di seconda e terza generazione provenienti da paesi Occidentali che serve la causa dell’IS. Giovani di cui non siamo stati in grado di capire la rabbia e che non abbiamo fatto sentire come parte di una comunità. “Un compito” – ha commentato Masciotti – “che compete invece al nostro doposcuola Caritas e alla nostra città”.

“NAZARAT”: alla Scuola dei Cristiani in Medio Oriente