Disegnare la Carità

IMG_20140303_182758(dalla Gazzetta di Foligno del 9/03/2014 a cura della Caritas diocesana Foligno)
 

“Come è fatta la Carità?” – chiedo ai bambini che affollano il Doposcuola porgendo un foglio di carta e i colori. Ci pensano su, insospettiti dalla domanda un po’ inconsueta. Che strani questi grandi. Inizia la gara al disegno.

A pensarci bene, però, il problema è reale: “la Carità è paziente, è benigna, non si adira, non si gonfia, non cerca il proprio interesse”, ma quali siano le sue vesti di tutti i giorni San Paolo proprio non ce lo dice.

Una bambina mi mostra orgogliosa il suo disegno, che guardo con tenerezza. Mi viene un ricordo, quello di Giovanni Paolo II che in occasione del Giubileo esortava all’esercizio di una “fantasia della Carità”. Il disegno mi aiuta: questo esercizio è proprio quanto ci chiede la Chiesa anche per questa Quaresima. Che ciascuno disegni, nel proprio quotidiano, come è fatta la Carità. Ciascuno tracci il suo progetto, con i suoi colori.

Ai grandi che lamenteranno la mancanza di fantasia ecco pronti due fogli di lavoro. Il primo è quello offerto da Papa Francesco con la campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti”. “Smettere di pensare” – ci dice il Papa – “che le nostre azioni quotidiane non hanno un impatto sulle vite di chi soffre la fame” è nostro dovere. Sciogliendo la domanda iniziale, la Carità assume qui le vesti di chi cercherà di ridurre gli sprechi di cibo in famiglia e di educarsi ad un consumo consapevole.

Il secondo foglio di lavoro è quello offerto invece dal sussidio quaresimale della nostra Diocesi: per ogni settimana un’opportunità per disegnare la Carità insieme alla Caritas. Ecco allora i cinque colori quaresimali: regalare un’ora al volontariato; adottare una famiglia del territorio; regalare un’ora ad un anziano; aiutare le famiglie in crisi a fare la spesa sostenendo l’Emporio della Solidarietà; guardare ai poveri con il salvadanaio della Carità; regalare un rametto di ulivo benedetto a chi è lontano. Ognuno aggiunga le sue sfumature – San Paolo certamente concorde. Buon disegno a tutti.

“Si è fatto povero per arricchirci con la Sua povertà”: Il messaggio quaresimale del Papa

Udienza generale di Papa FrancescoCari fratelli e sorelle,

in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?

 

La grazia di Cristo
Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15).[…] Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22).
Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «…perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2).
Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfrLc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29).
È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo.

 

La nostra testimonianza
Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo.
Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione.
Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera.
Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana.
Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole.

Lo Spirito Santo, grazie al quale «[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.
Dal Vaticano, 26 dicembre 2013
Festa di Santo Stefano, diacono e primo martire

Una sola famiglia umana, cibo per tutti: Campagna Caritas contro la Fame nel mondo

banner_facebookFood4all«Una sola famiglia umana, cibo per tutti! Lo ricordiamo? Lo ripetiamo insieme? ‘Una sola famiglia umana, cibo per tutti’… Lo scandalo per i milioni di persone che soffrono la fame non deve paralizzarci, ma spingerci ad agire, tutti, singoli, famiglie, comunità, istituzioni, governi, per eliminare questa ingiustizia. Il Vangelo di Gesù ci mostra la strada: fidarsi della provvidenza del Padre e condividere il pane quotidiano senza sprecarlo. Incoraggio la Caritas a portare avanti questo impegno, e invito tutti ad unirsi a questa “onda” di solidarietà».
E’ questo un estratto dell’accorato appello di Papa Francesco (https://www.youtube.com/watch?v=V2G0JME_r6A) per il lancio della campagna “One human family, food for all”, nel dicembre scorso. La sua omologa italiana, presentata il 28 febbraio a Roma nell’ambito del primo seminario di approfondimento di Caritas Italiana, si snoda in tre filoni: cibo giusto per tutti, una finanza al servizio dell’uomo, relazioni di pace. Di seguito, alcune azioni pratiche per rispondere all’appello papale.

Adottare uno stile di vita sobrio e consapevole, riducendo lo spreco e scegliendo alternative solidali e sostenibili di consumo.

Scopri se nella tua zona esistono gruppi d’acquisto solidale o mercati di contadini, se hai uno spazio adeguato puoi proporre ai tuoi vicini la creazione di un orto urbano. Collabora con associazioni che propongono l’agricoltura contadina sostenibile nel tuo territorio e nei paesi del Sud.

 

Imparare a conoscere il sistema finanziario e scoprire le iniziative di finanza etica che possono aiutarci a risollevare la situazione economica partendo dal bene comune.

Scegli bene dove tenere il tuo conto corrente, chiedi informazioni su quali prodotti finanziari investe la tua banca, scopri se ce n’è qualcuna che adotta scelte etiche, che aiuta le imprese del territorio, che sostiene l’agricoltura contadina, e rifiuta strumenti speculativi.

 

Costruire una società di pace basata sull’educazione alla non violenza e alla cittadinanza globale, che trova il suo fondamento nel rispetto delle persone, dei diritti e nel dialogo tra culture differenti.

Scopri se nel tuo territorio ci sono associazioni che educano e gestiscono problemi sociali in modo nonviolento; che favoriscono lo scambio e l’interazione con immigrati e cooperano con i loro paesi di origine; che aiutano a creare comunità di dialogo e di condivisione, anche di beni alimentari, per il bene comune; che contestano la scelta militare a favore del servizio civile.

 

Per maggiori informazioni visita il sito  http://www.cibopertutti.it/

La Grecia chiama Foligno

cellulare_bambini(dalla Gazzetta di Foligno a cura della Caritas diocesana Foligno)
 

La Grecia sta vivendo la più pesante crisi economica e sociale dal secondo dopoguerra ad oggi, con livelli di disoccupazione intorno al 30%, pensioni e salari di dipendenti pubblici e privati ridotti fino al 40%, tagli trasversali a tutti i servizi pubblici, primo fra tutti la sanità, una situazione così drammatica, che ormai sta portando alla povertà una fascia di popolazione sempre più ampia. In questo contesto i volontari di Caritas Hellas (Caritas Grecia) cercano di fare il possibile per aiutare le famiglie nei loro bisogni primari ma le risorse interne ormai non bastano più e per questo motivo Caritas Hellas ha chiesto aiuto alle altre Caritas nazionali europee.

Il Papa emerito Benedetto XVI ha fatto suo l’appello lanciato da una famiglia greca durante il metting delle famiglie svoltosi a Milano nel giugno 2012, invitando le famiglie italiane ed europee ad attivarsi, attraverso gemellaggi, per aiutare le famiglie greche a risollevarsi dalla crisi.

La Chiesa Italiana non è rimasta insensibile a questo appello, dimostrando la sua solidarietà attraverso Caritas Italiana, con un primo programma d’intervento denominato “Elpis” per l’assistenza di oltre 200 nuclei familiari e l’elaborazione, insieme all’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della C.E.I., di un progetto per sostenere la nascita o il consolidamento di gemellaggi, tra Caritas Diocesane italiane, collegate ai corrispettivi uffici diocesani per la pastorale della famiglia e comunità greche (diocesi,parrocchie…) la creazione di gruppi e reti di famiglie in Italia e in Grecia formate e sensibilizzate sui temi legati alla crisi economica, per sviluppare proposte di auto mutuo aiuto e risposte solidali alla crisi economica. E’ in sintesi il piano di gemellaggi solidali che Caritas Italiana e Caritas Grecia (Hellas) hanno promosso nei giorni scorsi ad Atene dove sono stati presenti alcuni delegati della nostra Caritas Diocesana di Foligno insieme a quelli di Policastro, Udine e Andria e che hanno subito aderito alla proposta. Altri hanno già dato disponibilità a partecipare. Dopo questa prima visita di conoscenza lavoreremo insieme per elaborare piani di gemellaggio che potrebbero comprendere attività di animazione pastorale, scambi culturali, pellegrinaggi e campi di volontariato ma soprattutto progetti di risposta ai bisogni generali della crisi.

Diac. Masciotti Mauro (Dir. Caritas Diocesana di Foligno)

 

San Martino: festa insieme ai poveri

San-MartinoEra l’11 novembre quando San Martino incontrò lungo il suo cammino un povero vecchio coperto soltanto di stracci. Era freddo e pioveva. Il cavaliere ebbe una stretta al cuore e cominciò a pensare come poteva alleviare la sofferenza di quel povero uomo; decise così di togliersi il mantello, tagliarlo in due con la sua spada e donarne metà a quell’uomo. Di li a poco il vento si calmò, smise di piovere e il cielo diventò sereno. Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio. Anche quest’anno la Caritas diocesana di Foligno vuole festeggiare il Santo della Carità insieme a tutta la comunità.  Alle ore 18.00 la Santa Messa presidiata dal Vescovo mons. Gualtiero Sigismondi,presso la Chiesa di San Giacomo a cui seguirà poi un momento di festa e agape fraterna che coinvolgerà anche i più bisognosi. Un momento di comunione e di fraternità in un giorno importante per la carità. Festeggiare l’11 novembre la festa di San Martino è un’occasione per meditare sul significato dell’impegno caritativo della Chiesa e nella Chiesa, e anche occasione di riflessione per chi dedica parte del proprio tempo alla Caritas. Una giornata che vuole cercare di coinvolgere tutto il territorio e tutte le generazioni: i più piccoli saranno protagonisti già nel primo pomeriggio, uno spazio sarà infatti dedicato ai  bambini del doposcuola, e a tutti quelli che vorranno prendervi parte, attraverso dei giochi e attività manuali pensate appositamente per questa giornata. Durante il pomeriggio, dopo la celebrazione eucaristica, verrà presentato dall’equipe Caritas anche il progetto  “Gioventù Nuova”,  che mira a mescolare il mondo dei giovani con quello del volontariato, per consentire loro di fare esperienza diretta della carità. E come tutte le feste che si rispettino dopo cena ci sarà un momento dedicato alla musica e allo stare insieme.